La sfacciata
Ormai la mia tavoletta Wacom è invecchiata. Non risponde più come dovrebbe, non ci sente, non mi segue, s’addormenta mentre lavoro, ha delle rughe talmente profonde che ci si gioca a biglie.
Contavo di continuare Missione di Pace nei tempi morti, ma lei e lo scanner fanno coppia fissa all’ospizio, così ho deciso di prendere un’aspettativa, almeno fino a quando non avrò pecunia per comprare questa meraviglia.
Quindi nell’anno stellare 29629.mai.
A meno che la Wacom non voglia investire su di me e barattare una Cintiq 12WX con quattro anni di spazio banner su questo blog o su blog.pikadilly.it, allora rimando alla pagina contatti.
Ma con tutti i disegnatori di fino che ci sono in giro sui quali investire, la Wacom al massimo mi manda una tavoletta di pietra accompagnata da un biglietto con su scritto: “Parti dalle basi, tie’, te c’avemo messo pure ‘no scalpello a pile!”
Cos’è
E’ lui.
Se ti incontra, ti ruba tutto, anche il sole.
Ma non è un ladro.
Alle volte lo cerchi, altre volte lo aspetti, convinto che segua la coda del prima o poi.
Non si respira, ma profuma.
Non si tocca, ma pesa.
E poi lo vedi ovunque anche se non riesci a presentarlo agli amici perché è invisibile.
Solo che certe volte si rompe e fa male.
E ti accorgi che non sei più libero.
Ti basta una volta e tu non sei più tu nemmeno allo specchio.
Se prendi il treno in quella stazione, poi non puoi più scendere.
O ti butti o continui a viaggiare.
C’è chi aspetta sempre la prossima stazione, ché magari va meglio.
E chi invece il meglio lo ha trovato una volta e viaggia senza ascoltare la voce che annuncia la fermata successiva.
E va bene così.
Quello che so
…so che voglio raccontare questa storia perché mi vibra nelle mani.
…so cosa devono dire i personaggi.
…so che J è scema.
…so che J non è sola…mai!
…so che io la amo anche se è un disegno.
…so che il capitano Kirk non bacerà nessuno prima di McCoy.
…so che Spock non si concederà a J nemmeno dopo aver saputo che…
…so che non vi dirò cosa viene a sapere Spock.
…so che J è costretta a fare quella cosa…
…so che amo anche Spock, il mio Spock, nonostante non assomigli per niente a quello vero.
…so che amo anche quello vero.
…so che amo la foto linkata sotto al primo vero, due righe più su.
…so che il vero Spock mi troverebbe illogica e poco più sensata della parrucca di Chekov.
…so che ho quasi 28 anni e faccio ridere interi pollai, oltre che alienarmi potenziali datori di lavoro.
…so che ci saranno anche Han Solo e Chewbacca.
…so che Han Solo odierà Spock ancora prima di incontrarlo.
…so che Scott si farà corrompere da J con una bottiglia di Scotch.
…so che i capelli lunghi di J hanno un preciso scopo.
…so che ho lievitato un po’ troppo i muscoli di Darth.
…so che disegnare la maschera di Darth è stato un vero macello.
…so che Darth non è mio fratello e dovrei chiamarlo per nome e cognome.
…so che se lo chiamo per nome e cognome non arrivo più perché dovrei scrivere Anakin Skywalker inteso Lord Darth Vader o Lord Dart Fener per noi italiani.
…so che nella mia storia i nomi sono originali.
…so che le facce di tutti sono diverse da una scena all’altra.
…so di essere una schiappa nelle caratterizzazioni.
…so la fine della storia.
…so anche che non ve ne po’ frega’ de meno.
Quello che non so è quando riuscirò a terminare la prima puntata!
Il principe senza calzamaglia
Da piccola non sognavo il principe azzurro, sognavo di conquistare il mondo e magari il cielo.
In età da motorino e topexan, quando i maschi non erano più quei simpatici giocattoli bimbomorfi con i quali passare pomeriggi al mare, a nascondersi, a suonare i campanelli e poi scappare, bensì pericolose entità che riuscivano con i loro malefici poteri a farmi agitare il cuore, il mio sogno rimaneva ancorato alle trame di conquista, ma qualcosa lo distraeva e, a volte, si scioglieva per sguazzare negli occhi del ragazzo di turno che sentivo di amare.
Ovviamente non ero mai ricambiata, un po’ perché sceglievo quelli sfigatelli che di legge vanno dietro alle più belle delle più belle, un po’ perché ero attraente e sensuale come un montascale, ma soprattutto perché facevo ogni cosa per mostrarmi disinteressata alla mercanzia. Ero fatta strana.
Nonostante l’abbonamento al due di picche, non soffrivo mai troppo per amore: avevo sempre il mondo e il cielo da conquistare.
Poi, a diciassette anni, persi la vita normale e i miei sogni di conquista si ritirarono per lasciare il posto a quelli che puntavano gli occhi indietro, alla normalità scappata dalle mani. Non sognavo più né il mondo né il cielo e tanto meno i ragazzi. Volevo solo tornare normale.
Un giorno, nella foga di cercare un po’ di pace, qualcuno entrò prepotentemente nei miei giorni, con la grazia di una passione cominciai a ripulire la mia vita. Poco a poco il mondo tornò dentro di me e le stelle si riaccesero tutte, ma qualcosa mancava ancora.
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Un po’ di roba
Questo è un post di fermata, un riassuntino delle mie migrazioni da extrablogger: ogni tanto faccio l’immigrata più o meno clandestina in altri blog.
Missione di Pace sta procedendo veloce come un tedoforo artritico. Sob. Spero di pubblicare la striscia lunga prima che a J si guasti l’amore per Mr Spock e mi boicotti infiltrandosi in una puntata di Beautiful.
Intanto ecco qualche raccontino postato su Word Shelter (vanno dal più giovane al più vecchio):
Un racconto per l’Emetofobia: La galassia intorno
L’uomo infondo al pozzo
Nascosti dalle stelle
Sì, ho avuto il coraggio di pubblicare ‘sta roba.


