I caproni ruggenti ti liberano la fantasia

13
May
2013

Tutti sanno come le capre occupano la loro giornata: pascolano, mangiano l’erba e fanno “ciao ciao” ad Heidi. E i caproni? I caproni cosa fanno? I caproni ruggiscono!
Roar. Il loro ruggito è capace di liberare la fantasia del povero essere umano inchiodato al muro dalla razionalità.

Ma come fanno? E’ semplice, aprono il dizionario (o un libro), scelgono cinque parole a caso e inventano una storia  di senso compiuto, ma anche senza senso compiuto. Ho rubato loro l’idea (in verità ho trovato questo gioco in un libro sulla memoria). :)

E’ simile al gioco delle coppie, ma molto più divertente e sadicamente complicato, soprattutto se aggiungete la regola della “morale”, ovvero l’inserire una morale nelle storielle.

Lo scopo è quello di liberare la fantasia dalla schiavitù delle solite venti parole riciclate all’infinito. Scrivendo ogni giorno una storiella del genere si arriva ad utilizzare un ampio bacino di vocaboli nuovi che rendono i testi originali e unici.

“Regole” del gioco: scegliete cinque parole e inventate una storia inserendo quelle parole, il senso e la morale sono a vostra discrezione. :)
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Il sostituto

16
Feb
2013

Fare di tutto per piacergli, non in quel modo.
Renderlo fiero per poter ammirare di nuovo i suoi occhi pieni di entusiasmo per come sei, per come ti muovi nel mondo nonostante tutto.

Vederlo scivolare nella tua vita a piccoli sorsi, quando tu vorresti ubriacarti con la sua presenza. Continuare a dirti: “Non puoi averlo, non è tuo!”, continuare a rispondere: “Sì, però…”

Lasciar perdere, accontentarsi di un saluto ogni tanto, un complimento, un sorriso. Quel sorriso che lo fa sembrare la cosa più vicina al sole.

No, non puoi lasciarlo perdere, no. Mai! Non adesso che lo hai trovato, che ti ha vista e si avvicina a grandi falcate, mentre il cuore ti sgancia una domanda atomica: “Perché non è mio padre?”

 

 

Una J inaspettata

9
Jan
2013

J, dove sei? Mr Spock? Capitano Kirk?

Ndoca… sono andati tutti?
Non lo so. Alla deriva. Trascinati dal tempo e dagli imprevisti di una vita terrena. Sì, le mie sono scuse, ma anche no.

Ho tutta la loro storia che mi passeggia in testa: ho dialoghi, espressioni, movimenti, sorrisi, errori. Accanto a loro, però, ci sono anche i doveri. E quelli di solito fanno strage di piaceri. :(

Pensavo che nessuno avrebbe sentito il bisogno di sapere il finale di questa favola di jedi e vulcaniani, e invece qualcuno c’è, e me lo ha dimostrato così:
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Occhi che suonano

26
Sep
2012

Gli scrittori senza fantasia li chiamano “occhi che parlano”.
I suoi sono occhi che suonano.
Una musica che si vede, che ti sfreccia davanti senza fermarsi, ti gira intorno e scappa, poi torna, ogni tanto si fa sentire, va a sbattere e diventa eco.

C’è un’intera vita che sguazza nel tempo in cui ti guarda.

Se solo… già, c’è sempre un se che per qualche motivo non riesce a disincastrarsi e diventare un è.

Sarai costretta a vivere in un ricordo che non ha mai avuto né piedi né terra.
Gli scrittori la chiamano fantasia.

Karen Lojelo – L’ebbrezza del disincanto

27
May
2012

Ho conosciuto Karen in un social e sì, lo ammetto, quando ho letto la parola “scrittrice” a sud del suo nome mi sono detta: “Seee, ecchene un’altra, tutte scrittrici so’!”

Farcita dai miei primordiali pregiudizi – che ci volete fare, non sono perfetta e santarellina come chi afferma di non averne mai – sono volata a palpeggiare il link del suo blog.

Erano le due del pomeriggio. Alle cinque stavo ancora lì a leggere le sue poesie e i suoi racconti, sbrodolando di “Oh, ma pure io…no, ma questa cosa l’ho provata…eh sì, pure questa, ao, ma ‘sta tizia me legge nel pensiero!”

Alla fine, quel pregiudizio si è ripulito diventando un ottimo giudizio: Karen mi affascina e spesso mi racconta.
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Free Writing – ringraziare l’armadio

10
May
2012

Il Free Writing merita una categoria sua.

Chi frequenta la scrittura conosce il significato e l’utilità di scolare i pensieri su un foglio, così come vengono, senza pidocchioserie sintattiche, senza pruriginoso senso, senza il boia-editore-di-se-stessi che ci guarda, sorride e lecca l’ascia con cui sicuramente ci decapiterà al primo illecito logico. Perché tanto capiterà, e lui lo sa. E pure noi, perché lo abbiamo infilzato nel cervello dal primo temino alle elementari.

Tutti gli altri li rimando a questo post, dove è spiegato in modo apprezzabile cos’è il Free Writing e come opera.

Ho almeno sei blocchi in carne ed ossa in cui allevo la scrittura brada. Se un giorno la mia bicocca dovesse prendere fuoco, la bastardissima fortuna salverà quei blocchi e farà falò con tutti gli altri – compresa me -, così qualche postero potrà dire: ” Io v’oo avevo detto che era na pazza scannata!”

Postero, sappi che tu già mi stai qui!

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