Andrea Mucciolo

23
Feb
2010

Come diventare scrittoriSottotitolo: L’uomo più odiato dalle case editrici a pagamento.

Qualche mese fa, mi misi in testa di diventare scrittrice.
Non credevo nemmeno io alla cosa, ma non importava: volevo diventare scrittrice, così, perché mi annoiavo. Mossa da questo ignobile sentimento, cominciai a passeggiare per la rete cercando tutorial e consigli su come partorire qualcosa che avesse anche solo il colore di un romanzo.

Avevo tutto: il tempo, il pc fighetto con cui scrivere, l’immagine della copertina, il vestito per la sera della premiazione  “Miglior libro del decennio”, un nugolo di persone da citare nei ringraziamenti, il profumo da scrittrice e una finestra dalla quale scorgere i moti delle nuvole… e quelli intestinali del mio vicino. Avevo anche studiato le parole di ringraziamento. Mancavano solo due cose: le scarpe intonate (fondamentali) e il romanzo (dettagli).

Tra i vari siti, incontrai quello di Andrea Mucciolo.
Il suo libro Come diventare scrittori oggi non era ancora ufficialmente uscito, ma nel suo sito già ne parlava ampiamente. Lo aggiunsi a Facebook (sta diventando una fondamentale azione quotidiana, tipo lavarsi i denti).

Dopo qualche post nelle rispettive bacheche di Facebook, mi iscrissi al suo forum per aspiranti scrittori.
Forum in cui gli utenti si scambiavano, e si scambiano, consigli su come scrivere un romanzo e su come farlo pubblicare senza accendere un mutuo o interrogare i cravattari di zona.

Leggi tutto

Profumo di mamma

16
Feb
2010

TramontoI due bambini erano seduti su un muretto accanto alla casa, da lì riuscivano a vedere la città spolverata dal sole del tramonto.
Quello più grande cercava di non sporcarsi con il cioccolato che abbandonava il panino fuggendo dai lati, mentre quello più piccolo aveva la bocca e le mani completamente piene di nutella.

Il vento impazziva da due giorni, e di lassù i due bambini lo sentivano urlare notte e giorno.

“Sai perché il vento va di città in città?” chiese il bambino più grande a quello più piccolo.
“No, non lo so” rispose il piccolo masticando il grosso pezzo che aveva appena separato dal resto del panino.
“Perché anche lui cerca la mamma.  Sposta le cose per vedere se dietro trova la sua mamma.”
“E quando la trova che fa?”
“Non la troverà mai.”

Il bambino più piccolo inghiottì il grosso pezzo di panino e guardò il fratello alla ricerca di una risposta più precisa.
Non ricevendo nessun chiarimento, si esplicitò:
“Perché?”
“Perché il vento la mamma non ce l’ha più. Come noi. Continua a cercarla pur sapendo che non la troverà”  rispose quello grande, leccandosi un dito.

“E perché lo fa?”
“Non lo so, bisognerebbe chiederlo a lui.”

Allora il bambino più piccolo discese il muretto sul quale era seduto e chiese al vento:
“Vento, perché continui a cercare la tua mamma?”
FIUUUUU
“Non capisco cosa dice” affermò triste il piccolo.
Leggi tutto

Il gioco delle coppie

10
Feb
2010

DizionarioQuesto giochino l’ho inventato per disintossicarmi ulteriormente dal vizio del cliché.
Non me ne prendo il merito, sicuramente già qualcun altro ci avrà pensato prima di me, ma visto che ignoro completamente i suoi natali, mi autoproclamo madre di questo gioco.

Il gioco delle coppie non prevede né incontri tra sconosciuti né faccende di scambisti, bensì è un piccolo trucchettino per utilizzare alcune parole al di fuori del loro significato natìo.

E’ facile. Il marito lo interpreta il sentimento (o lato catatteriale, o situazione, ecc.), la moglie la è interpretata dalla parola.

Lo so, nemmeno io ho capito quello che ho scritto, meglio che passi all’esempio pratico.

Scelgo il marito: la tristezza.

Apro il dizionario, punto il dito e scorro i vari vocaboli finché non trovo un sostantivo. (Non è limitato ai sostantivi, comunque per ora è preferibile iniziare con quelli.)
La parola che ho trovato è sigaretta.

Marito: tristezza.
Moglie: sigaretta

Adesso interrogo la mia massa pensante e comincio a cercare delle similitudini o delle metafore che possano contenere questa parola ( o che comunque abbiano con lei un legame), il tutto deve poi riuscire a mostrare il sentimento (emozione, situazione, stato di cose, ecc.) che ho scelto disossato dal malefico cliché.

Esempio:

- Mi sento come un mozzicone di sigaretta gettato via, vivo passivo vicino a qualche tombino, aspettando che la pioggia mi faccia cadere nelle fogne. Un tempo qualcuno ebbe bisogno di me, ora non più. (= dimostra la tristezza di rimanere da soli)

Leggi tutto

I leoni neri

3
Feb
2010

Leone neroAllungò  il collo per cercare di vedere il volto del treno. In piedi, da sola sulla banchina. Tra lei e il binario solo una timida striscia gialla e qualche pozza di acqua.
La giornata era nata sotto la pioggia, ma ora le nuvole sembravano lottare con il sole per impadronirsi del cielo. Un cielo che non avrebbe dovuto vedere ciò che stava per accadere.
Alessandra era consapevole che sia il mondo sia il cielo avrebbero ignorato lei e le sue azioni.
Ma io ci riuscirò?

Un passo avanti e uno indietro. Andare via o restare. Farlo o non farlo. Provarci una sola volta. Non erano domande, non erano pensieri, erano sensazioni alle quali Alessandra permetteva di palleggiare con la sua paura.
Il treno era in ritardo.
Se non arriva vado via, lo prenderò come un segno.

Ma i segni o arrivano o non arrivano, non sono mai in ritardo. I treni, sì.
Il treno delle scelte arrivò, e lei lo prese. Appena le porte sparirono, si impose di non fuggire. Salire, questo doveva fare.
E lo fece.
Leggi tutto

Torna Su