Stracci
Stanotte, uso le parole come stracci.
Lisce, si lasciano trascinare.
Non posso ripulire il cielo dalla notte,
morbide paroline.
Arrendetevi, aiutatemi a liberare la terra.
Questo pavimento ha bisogno di una passata,
di un’altra,
di un’altra ancora.
Al cielo sono stati concessi il sole e i suoi raggi.
Bastano pochi centimetri di alba,
ed ecco una volta celeste fresca e profumata.
A noi è toccato in sorte di star quaggiù
ad annaspare tra i pezzi di notte fatti cadere dal sole.
Qui c’è tanto da pulire.
Dalla lettrice qualunque
Non c’è peggior scrittore dello scrittore che ha smesso di leggere.
Quel graffio che sa di nulla
Nelle poesie vige l’anarchia, questo è un bene.
Quindi c’è libertà di scrivere con compasso e squadra e di scrivere come viene viene.
Tuttavia, visto che anche lo schifarsi vive nell’anarchia, mi permetto di fare smorfie di disgusto quando leggo dei già sentiti nelle poesie.
“Il cuore graffiato”, “toccare il sole” e bla bla bla. Sono tutti cliché usati miliardi di volte, espressioni che alla fine non vogliono dire nulla, riescono solo a mostrare la fantasia recintata del poeta.
Non dirò mai “il poeta è questo o quello”, come non dirò mai “l’amore è questo o quello”, lascio le definizioni a chi è più bravo di me a capire le faccende della vita, però mi permetto di dire che bisogna distinguere tra il poeta inventore e l’accatastatore di già sentito.
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Non dir nulla
Posso continuare a scrivere usando tutte le parole.
E non dir nulla.
Posso inventarne delle altre.
E non dir nulla.
Oppure posso non scrivere nulla.
E dire tutto quello che c’è bisogno di sapere.
Tim Burton
Lo so, questo blog è stato partorito per discuisire di libri e scrittori, ma Tim Burton è Tim Burton. Lui è una sorta di passepartout che apre ogni argomento, perché lui in tutto c’entra benissimo.
Non voglio srotolare la solita intransitiva biografia ènatohafattoèunmito, bensì un piccolo elogio ad un disegnatore/regista che è sempre riuscito a spazzolare la mia fantasia, districando i nodi che la realtà genera per limitare il mondo dell’immaginazione nei confini degli standard. Standard ai quali ho cercato di adattarmi con scarsi risultati. E menomale, direi.
Ho conosciuto Tim Burton nel 1993, al cinema era appena uscito Nightmare Before Christmas, io e mio fratello non potevamo andarlo a vedere per motivi di economica natalità.
Uno dei numeri di Topolino riportava la foto del modellino di Jack Skeletron sulla slitta di Babbo Natale, ne eravamo affascinati a tal punto che con un po’ di Das e qualche fil di ferro costruimmo un nostro personalissimo Re delle Zucche.
Non avendo chiari i particolari, lo privammo del suo papillon unghiato e del gessato. ![]()
La sera, prima di dormire, mi mettevo Jack vicino e immaginavo la sua storia nel paese di Hallowen, ma ciò che mi elettrizzava di più era inventare la trama del film.

