Auguri Roma
“Guarda da quella parte”, disse mio fratello sorridendo.
“Che c’è di là?”
“Tu guarda”, rispose convinto.
Non capivo, cosa potesse mai esserci là. Vedevo un vetro appannato e quattro teste muoversi come passivi fiori metropolitani, mentre il treno suonava un ritmo metallico.
Un fulmine sventrò il finestrino, lacerando il tempo scaraventò tutto il mio corpo dentro un’orchestra di sensanzioni impazzite.
Nessuno se ne accorse. Sì, forse solo mio fratello. Lui lo sapeva, ecco di cosa era convinto.
Una pistola carica di storia, pronta a sparare nel mio adolescente animo una pallottola impossibile da estrarre.
Puntata verso di me, quella pistola era San Pietro.
Ce l’avevo con i miei occhi incapaci di far entrare così tanta bellezza, li volevo più grandi, li volevo più forti…li volevo, volevo un altro paio di occhi, perché quelli che avevo non mi bastavano!
Ero a Roma.
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La gonna della notte
Non attaccarti a questa notte,
lei finirà ballando con l’altra parte del mondo.
Tornerà dimentica di te e del tuo nome,
non saprà riconoscere il tuo viso, la tua voce.
Non affidarle i tuoi ricordi, li perderà.
Lascia che sia il sole a fotografare questi momenti.
Lui c’è sempre, padre anche della notte.
E’ sulle guance della luna, guarda.
E se non puoi, siediti qui e concentrati sul profumo.
Rendilo il primo cuscino d’aria su cui ti sei appoggiato.
Non lo dimenticherai, vedrai.
Hai visto che gonna porta la notte stasera?
Ha troppe onde per non seguire il vento.
Non li tratterrà, li perderà, li darà al vento e tu rimarrai senza ricordi.
Lascia la notte a quelli che hanno bisogno di dimenticare.
Il quaderno che voleva diventare libro
Sono un libro.
No, in verità sto studiando per diventare un libro. E’ il mio sogno di sempre.
Quando vedo i libri esposti nelle vetrine, immagino sempre di essere uno di loro, immagino di avere una copertina lucida, magari con le lettere in rilievo e il marchio “best seller” inciso su un fianco.
I libri senza copertina sono volgari, se ne vanno in giro sfacciatamente nudi, si lasciano toccare come se niente fosse, sono sguaiati e senza pudore. Non sono libri, sono esibizionisti.
Io non diventerò mai un libro senza copertina.
Quando dico di voler fare il libro, tutti mi prendono in giro dicendo che sono solo un quaderno e nessuno si sognerebbe mai di laureare un quaderno.
“Sei nato a quadretti e non potrai mai essere nient’altro che quello che sei!” Urla mio padre quando mi vede studiare per gli esami.
“Sei un quaderno! Devi fare il quaderno! I libri sono perdigiorno. Una volta stampati se ne stanno lì in vetrina aspettando che qualcuno li compri e li sfogli. Sono passivi, sono falliti. Una volta letti vengono dimenticati in qualche scaffale pieno di polvere e nessuno si ricorda più di loro. Un quaderno, invece, è attivo, la gente ci scrive su le cose importanti e utili che servono per la vita. Devi fare il quaderno!”

