Tra la terra e il cielo c’è solo un metro
Sulle scale in un pomeriggio salato dal freddo,
quattro gradini e un supereroe pronto a volare.
Ha un cappello e una sciarpa rossa,
una divisa blu, un sorriso con le finestre e
costellazioni di lentiggini appena nate.
Alza un piede, dispiega le braccia
tenendosi in eliquilibrio sulla vita.
Tra la terra e il cielo c’è solo un metro.
Pochi centimetri di uomo
in questa vecchia foto.
Quattro gradini non gli bastano più per sentirsi capace di volare.
Alle cinque del pomeriggio
Il cielo s’appostava
in uno dei tanti quadri lungo la strada.
Spazzava il nulla,
o estirpava la capigliatura alla natura schizzata fuori dal cemento,
intanto del vicin vivere s’interessava.
Io me lo ricordo così, il cielo.
Affidato al volto di un’anziana donna,
ferma ad osservare la vita
che su quattro ruote le sfilava davanti.
Annunciava l’avvento della sera,
il ritorno alla sicurezza della cena,
al tepore della notte.
Quello era l’unico cielo che non si truccò mai di buio,
nemmeno quando è morto.
Io l’ho visto.
Era ancora giorno in quegli occhi.

