Andrea Mucciolo
Sottotitolo: L’uomo più odiato dalle case editrici a pagamento.
Qualche mese fa, mi misi in testa di diventare scrittrice.
Non credevo nemmeno io alla cosa, ma non importava: volevo diventare scrittrice, così, perché mi annoiavo. Mossa da questo ignobile sentimento, cominciai a passeggiare per la rete cercando tutorial e consigli su come partorire qualcosa che avesse anche solo il colore di un romanzo.
Avevo tutto: il tempo, il pc fighetto con cui scrivere, l’immagine della copertina, il vestito per la sera della premiazione “Miglior libro del decennio”, un nugolo di persone da citare nei ringraziamenti, il profumo da scrittrice e una finestra dalla quale scorgere i moti delle nuvole… e quelli intestinali del mio vicino. Avevo anche studiato le parole di ringraziamento. Mancavano solo due cose: le scarpe intonate (fondamentali) e il romanzo (dettagli).
Tra i vari siti, incontrai quello di Andrea Mucciolo.
Il suo libro Come diventare scrittori oggi non era ancora ufficialmente uscito, ma nel suo sito già ne parlava ampiamente. Lo aggiunsi a Facebook (sta diventando una fondamentale azione quotidiana, tipo lavarsi i denti).
Dopo qualche post nelle rispettive bacheche di Facebook, mi iscrissi al suo forum per aspiranti scrittori.
Forum in cui gli utenti si scambiavano, e si scambiano, consigli su come scrivere un romanzo e su come farlo pubblicare senza accendere un mutuo o interrogare i cravattari di zona.
Prontuario di punteggiatura
Sono dolori. Lo dico subito.
Quando ho comprato questo innocente libretto, mi sono detta:”155 pagine, e che saranno mai! Lo leggo nei tempi morti, quando sto in qualche sala d’aspetto o prima di dormire”.
Per capire il senso della prima pagina mi ci sono volute esattamente due ore e cinque pause da dieci minuti ciascuna.
Intendiamoci, è il libro più utile che io abbia comprato in vita mia. Ha sciolto molti miei dubbi sull’uso di quella stramaledetta virgola, però, che dire, il linguaggio che Bice Mortara Garavelli utilizza non è adatto a chi, come me, è solito rileggere due volte anche i dialoghi su Topolino.
Per affrontare al meglio la lettura di questo prontuario, basta un po’ di training autogeno e la consapevolezza di non trovare esempi alla “Marco mangia una mela”, bensì qualcosa di più complesso e articolato che a volte sembra quasi assurdo.
Per dirla breve, va masticato bene e assimilato come una proteina.
Una mano santa per chi scrive.
Diventa una dannazione quando si arriva ad immaginare la Bice, vestita da Signora della Morte, che falcia qualsiasi segno d’interpunzione venga collocato in posizioni ambigue rispetto al senso della frase.
Io l’ho sognata, una notte. Meglio non ricordare.
In conclusione, il rischio è quello di diventare dei fondamentalisti della punteggiatura, cosa che comunque non fa poi tanto male né a noi né a chi ci legge.
(La Bice vestita da Signora della morte, però, fa paura.
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