Quel graffio che sa di nulla

graffioNelle poesie vige l’anarchia, questo è un bene.
Quindi c’è libertà di scrivere con compasso e squadra e di scrivere come viene viene.

Tuttavia, visto che anche lo schifarsi vive nell’anarchia, mi permetto di fare smorfie di disgusto quando leggo dei già sentiti nelle poesie.

“Il cuore graffiato”,  “toccare il sole” e bla bla bla. Sono tutti cliché usati miliardi di volte, espressioni che alla fine non vogliono dire nulla, riescono solo a mostrare la fantasia recintata del poeta.

Non dirò mai “il poeta è questo o quello”, come non dirò mai “l’amore è questo o quello”, lascio le definizioni a chi è più bravo di me a capire le faccende della vita, però mi permetto di dire che bisogna distinguere tra il poeta inventore e l’accatastatore di già sentito.
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Il dizionario dei cliché

ClicheIl dizionario dei cliché è un piccolo raccoglitore di frasi e termini stantii che necessitano di essere abbandonati a favore di espressioni più originali e meno inflazionate.

Insomma, piccoli suggerimenti per coloro che si sono resi conto di essere clichédipendenti e vogliono disintossicarsi dal già sentito.

I cliché ammazzano la letteratura e urticano il lettore che in un libro cerca qualcosa che va al di là di ciò che potrebbe tranquillamente scrivere lui.

Anche io sono capace di scrivere “faccia da poker” -che figata, so scrivere!!!-, ma con questa espressione ho detto solo una cosa già sentita, non spiega la reale mimica facciale di chi assume la faccia da poker, non la mostra, anzi, la nasconde: molti potrebbero non sapere cosa sia una faccia da poker.

Questa cosa l’ho capita grazie alla terapia d’osservazione che sto applicando per risolvere le mie emetofobiche questioni.

Vabbe’, la dico tutta: me la insegnata il mio terapista (anche conosciuto come il Dr House).

La prima volta che gli ho detto “ho l’ansia”, lui mi ha guardata come se stessi mandando baci ad una foto di Bin Laden.
Credevo mi volesse sbudellare.
Alla fine mi ha invitato a dimenticare termini generici come “ansia”, “panico”, “paura”, “tristezza”, ecc. Non solo, anche la parola “emetofobia” doveva essere cancellata dal mio dizionario. Con tutto quello che avevo fatto per trovare un nome alla mia paura, quella richiesta mi sembrava quantomai ingiustificata. E invece si è rivelata la più efficace, anche se devo ammettere di non averla abbandonata completamente…shhh, che non si sappia in giro. :D
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