Video: Spock – E.T.
In questo momento scrivo comandata da una delle mie personalità dodicenni, tenetene conto per eventuali insulti o prese per il bottom.
Una settimana fa, ho sentito per la prima volta la canzone “E.T.” di nostra signora Katy Perry e non ho proprio potuto fare a meno di pensare subito a orecchiepizzute Spock.
Così, intenzionata a non spenderci mezza vita, ho deciso di farci un video.
Seee, te piacerebbe, m’ha detto Windows Movie Maker. Infatti sono stata numero tre giorni a litigare con quello stramaledettissimo videoeditor per Teletubbies, perché se osavo modificare i fotogrammi verso la fine, mi si sbudellavano quelli all’inizio; se non toccavo nulla, sbudellava ogni cosa; se toccavo tutto era capace di non sbudellare, ma di salvare sbudellando. Insomma, alla fine l’ho mandato a fanchiù con tutte le mie riserve di odio e mi sono fatta consigliare dagli amici di social, approndando così a Pinnacle.
Apriti cielo.
Con Pinnacle ho fatto in un’ora ciò che con WMM stavo per fare in una settimana. ![]()
Il risultato non è il massimo, voglio dire, è il mio primo – e forse anche ultimo – video, oltretutto non ho avuto a disposizione tutte le scene che volevo inserire, però va bene così: l’importante era soddisfare la fregola della trekker dodicenne che è in me.
Lui, Spock, ci sta proprio bene seduto su questa canzone.
Buona visione e mi raccomando, siate clementi.
Un compleanno
Lei è una delle tante storie che potrei raccontare scrivendo una sola parola.
Lei nella mia testa è sempre vestita di bianco e sembra una turista inglese.
Lei ha gli occhi di un azzurro elegante.
Lei vola sorridendo sopra i tetti grigi.
Lei mi ha prestata al mondo.
Lei non teme il tempo che si deposita sul suo volto.
Lei non dice No se vuole dire Sì.
Lei non è la moglie di nessuno.
Lei è madre di tutti i figli del mondo.
Lei cammina zoppicando.
Lei solleva la vita con un braccio solo.
Lei corre anche quando non riesce ad alzarsi.
Lei non ha recinti.
Lei non guarda e passa, si ferma e fa.
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La fontana del deserto
Mi ha telefonato mia madre, voleva farmi ascoltare Dentro gli occhi di Vecchioni.
“Rivoglio la mia gioventù”, ha detto mentre la canzone scivolava in sottofondo.
E io in silenzio ho cercato un po’ di giovinezza da travasarle nelle ossa, ma non ce n’è più nei miei secolari 27 anni.
Ho detto solo “Non sei morta”.
“Mia madre non ha mai vissuto, ha sofferto sempre, da quando è nata fino alla morte”, ha detto.
Guardando il cielo e poi i fogli sparsi sul letto, ho risposto:
“Nonna non è morta così, senza un futuro. Non si può dire poverina è morta, no, lei è morta vivendo. La incontri in tutte le storie che le abbiamo dedicato, che abbiamo scritto su di lei e ce ne sono altre pronte e fiere di raccontarla. Lei cammina sopra i No che hai sbattutto in faccia a chi ti offriva di vendere le tue idee per soldi; nei miei Ce la farò; nei sogni di A.
Non si è estinta, non è solo una tomba sulla quale andare a piangere, te la ritrovi dietro mentre la cerchi e quando ti accorgi della sua presenza, lei è pure capace di chiederti chi stai cercando. Mentre ci sono persone che si strappano dalla vita e corrono dietro a chissà quale paradiso credendo di meritarselo, a quelli non importa di lasciare in lacrime i propri figli, non si chiedono se qualcuno soffrirà, loro puntano al cielo convinti che li accoglierà scansando le stelle. Non ci sono ricordi per loro perché marciscono prima del corpo e la puzza si sente forte mentre sono ancora vivi. Non c’è una storia in cui li incontri, ci sono solo lapidi, fiori e lacrime, cose che si dedicano ai morti, non a chi vive anche dopo la sua stessa morte. Come nonna. E pure tu non è che un giorno prendi e muori.”
La morte non si abbatte sulle fontane del deserto che per quanto vecchie e bucate sono riuscite a salvare una, cento, mille vite con un solo sorso della loro acqua.
E mia nonna è una fontana del deserto dalla schiena curva e le mani scheletriche con le quali riesce ancora ad abbeverarci tutti.
Buona fortuna, Spock…
“Essere una foglia senza albero che cammina in mezzo agli alberi degli altri.
Non trovare mai un luogo da chiamare casa o uno specchio dove vedere una sola e nitida immagine. Una, cento, mille, un milione di alberi e foglie possibili. Ma qual è quella giusta? La casa in cui starai bene, la foglia che più ti assomiglia?
Ti chiedi costantemente dov’è la finestra dalla quale puoi appoggiarti per osservare l’universo, semplicemente, senza doverlo conoscere tutto per trovare un te stesso definitivo, un te stesso da non tornare indietro.
Camminare lungo qualche via che non è mai la tua, dove non ci sei mai tu, ma solo una delle tue metà.
Un mezzo questo e un mezzo quello, sacrificabile per salvare chi un ramo fisso al quale tornare lo ha sempre avuto. Dopotutto non c’è un posto da lasciare vuoto dove scrivere “Questa era la casa di una grande foglia. Lui era una grande foglia”. Nemmeno tu sai l’indirizzo di casa tua né sai scrivere il nome sul campanello.
E per primo ti fai avanti quando l’ignoto ha bisogno di diventare noto, mentre senti la più debole onda del mare cancellare le tue impronte. Allora ti scegli da solo perché l’ignoto è forse l’unica cosa certa della tua vita. Mentre gli altri ti guardano andar via attaccati ai loro solidi rami, ti senti felice nel vedere proprio là, nel buio, la foglia e l’albero unirsi e diventare un unico te.”
Buona fortuna, Spock… è la frase pronunciata dal Dr McCoy quando Spock parte con un capsula alla scoperta di una forma di vita aliena che minaccia la galassia nella puntata “La Galassia in pericolo” (The Immunity Syndrome), ovviamente nella serie originale (TOS) di Star Trek.
Il capitano Kirk deve decidere chi tra Spock e McCoy è il più adatto ad affrontare una missione fisicamente e psicologicamente pericolosa come questa. Alla fine sceglie il vulcaniano proprio per la sua struttra fisica e mentale.
Spock, prima di essere scelto da Kirk, si sceglie da solo, come sempre, come tutte le persone che stanno nel mezzo e si sentono sacrificabili, anche se naturalmente Spock si propone seguendo la sua logica.
In un vecchio universo
Tutti i suoi 82 anni erano fissati su quella panchina perfezionata dal mare.
Sembrava il calco di un monumento, un eroe di qualche guerra intrappolata nel tempo e nella pelle arresa degli anziani, che ormai non riuscivano più a fischiare.
Lui era lì, atterrato dal passato, il silenzio trincerato nella bocca, gambe lunghe come certe notti e gli occhi ripieni di una ragazza lontana anni luce, ma composta dal vento a pochi passi da lui. Raccontava l’universo mentre sul mare pianeti e lune galleggiavano ballandosi intorno senza mai toccarsi.
“Perché ti piace tanto l’universo?” chiese il vecchio calco.
“Perché so più cose di lui che di me”, rispose la giovane.
“Ma all’inizio non sapevi nulla di lui.”
“La notte guardavo le stelle ed erano sempre là, sapevo che non se ne sarebbero andate. Invece io sono andata via tante volte e non mi sono mai ritrovata.”
L’uomo concentrò tutte le sue forze in una riga di sospiro.
“Sei così giovane. Hai tempo per ritrovarti.”
“E tu ti sei ritrovato?”
L’uomo cercò la risposta nei ricordi, ma i ricordi non hanno mai risposte da regalare al presente.
“Riesco ancora a scaldare questa panchina, forse è qui che sono.”
“E ci stai bene lì?”
“Sì, alla mia età essere qui vuol dire vivere.”
“Quindi è solo che non hai di meglio?”
“Il meglio non ha la coda. E’ un corpo senza fine.”
Usa la forza…
Sparata a massima curvatura, l’Enterprise sta facendo rotta su Ki’rot, il pianeta minacciato di distruzione dal terribile Darth Vader, un Jedi dai dubbi gusti in fatto di elmetti e il vizio di soffocare le persone.
Durante il viaggio, il Gran Maestro Yoda contatta l’Enterprise. Spock spera di liberarsi finalmente della Jedi, in verità il verdolino Yoda richiama a sé la giovane per allenarla prima dello scontro su Ki’rot.
Togliere dalla mente della ragazza il pensiero di Spock è cosa dura anche per il Gran Maestro Yoda.
Lo so lo so lo so.
Ricordo quello che ho scritto nel post dell’ultima strisciolina ( cito: “Inoltre abbandonerò per un po’ tempo la pubblicazione settimanale a favore di quella mensile, che conterrà, ovviamente, più pagine, storie più consistenti e una maggiore caratterizzazione dei personaggi”), ma la sfiga è forte in me, così lo scanner è andato in coma: alle volte si sveglia facendomi credere che sarà per sempre e poi, boom, ricade nel sonno dei giusti.
Quindi, aspettando di poter scannerizzare e pubblicare la mega strisciona (anticipino: c’è Darth Vader, la santissima trinità Kirk-Spock-McCoy al completo e una battaglia molto particolare…), butto in tavola la prima che ho scarabocchiato con Yoda (in verità nasce come abbozzo di Yoda), sperando che il mio scanner segua la luce in fondo al tunnel, se no gli stacco la spina per sempre.
Alla prossima.


