Lettera ad un padre mai nato
Nascere non è solo roba da figli, anche i padri nascono. Nascondo quando sulla loro strada incontrano una persona nuova, che prima non esisteva, che non è mai stata dietro di loro e non potrà mai starci, una persona che non ha mai camminato e ha bisogno di capire dove deve andare, come, ma soprattutto perché. Prendere per mano quella persona vuol dire diventare padre.
Tu non sei mai nato. Non con me, almeno.
Voglio raccontarti come sarebbe stato se invece di passarmi avanti ti fossi fermato e mi avessi teso la mano; sicura che non ti fermerai nemmeno stavolta, ma io non voglio stare dietro ad un’immagine che non avrà mai né pelle né carne né ossa…né amore per me. Ormai ho capito dove devo andare, come farmi scivolare la strada sotto i piedi, ma soprattutto perché. Non puoi diventare mio padre adesso. E in fondo so che non lo vuoi.
Ecco, quando ero molto piccola non chiedevo mai tu dove fossi perché la mia normalità non sentiva spazi vuoti, sapevo della tua esistenza, sapevo che c’entravi qualcosa con me, ma non sapevo dove collocarti nella mia vita. Andando a scuola ho capito, o meglio, il resto del mondo si è impuntato a farmelo capire.
Io non piangevo. Cadevo e non piangevo. Mi arrivava un sasso in testa giocando con gli amici e non piangevo. Mi facevano le punture e non piangevo. Mi sgridavano e non piangevo. Per i grandi, tranne che per mamma e nonna, ero sbagliata perché non piangevo. E non piangevo la tua mancanza. E non piangevo quando durante la festa del papà non avevo nessuno cui dare il biglietto che a scuola ci obbligavano a scrivere: lo lasciavo sotto il banco di qualcun altro convinta che sarebbe sopravvissuto. Con me sarebbe morto.
“Tu non hai il padre”, dicevano le maestre. (In verità qualcuna usava proprio il termine “bastarda”.)
“Tu non hai il padre”, dicevano i compagni di classe.
“Quella non ha il padre”, dicevano le madri degli altri per convincersi che loro, a differenza di mia madre, avevano saputo scegliere l’uomo con cui fare i figli. E comunque ero fallata ai loro occhi, mai troppo bambina per evitarmi le loro cattiverie. Mi facevano pena, ero più piccola di loro e mi facevano pena.
Cosa mi mancasse di preciso non lo sapevo, avevo uno spazio che fino ad allora era semplicemente uno spazio come tanti altri, poi si è trasformato in un vuoto che andava riempito con qualcosa, con te, ad esempio. Vedevo i miei compagni sfrecciarmi affianco e volare nelle braccia dei loro padri all’uscita della scuola, felici e sorridenti, mentre io (ma anche A.) camminavo piano, non c’era mai nessuno ad aspettarmi – mamma lavorava – e la strada da fare era lunga, soprattutto quando pioveva. Alle volte mi voltavo e mi chiedevo come mai io non avessi una cosa simile, un uomo pronto a fare da pista di atterraggio, felice di vedermi, che non mi avrebbe mai lasciata per strada da sola, che mi sorridesse in quel modo.
Nessun uomo mi ha mai sorriso in quel modo. Nel modo in cui lo fanno i padri, intendo.
Già, dovevo raccontarti come sarebbe stato se tu ti fossi fermato, ma la verità è che io non riesco più ad immaginare come sarebbe stato, perché ormai la mia pelle non ha più il sapore dell’infanzia e i dissapori dell’adolescenza, lei non può tornare indietro, riavvolgere il nastro e raccontare un’altra storia, non posso farlo nemmeno io. Non voglio farlo.
Devo registrare il futuro, soprattutto dopo questi ultimi dodici anni in cui sono stata costretta a fermare il presente, dimenticare la mia giovinezza, sabotare i miei istinti, convincere le mie mani a non cercare più nessuno che potesse essere te in un’altra maniera.
Non so come sarebbe stato, sarebbe stato solo diverso. Il peso di questa parola è a volte macigno, a volte piuma.
Probabilmente quell’accenno di vuoto non sarebbe diventato un burrone in cui per anni ho continuato a cadere sistematicamente, non avrei tentato il furto dei padri altrui, non avrei massacrato la mia infanzia con la convinzione di averti cacciato togliendo un genitore anche a mio fratello, non avrei sentito il bisogno di essere sempre qualcun altro per non farmi abbandonare, probabilmente non avrei nemmeno conosciuto l’ironia, ma soprattutto avrei pianto. Nelle tue braccia, magari.
Non ci sarebbe stato quello spiffero che mia madre a tutt’oggi sta cercando di tappare con le sue sole e stremate forze per non farmi/farci congelare, non ci sarebbe stata tanta paura a convincere la mia vita che ero tutta da rifare, non ci sarebbe stato nemmeno il mio coraggio che negli anni mi ha permesso di essere sempre un gradino più su per non perdermi nella folla e non subirne le conseguenze, impermeabile alle offese, abile nel rispondere a tono, decisa come sono ora ad essere felice nonostante tutto, ma soprattutto capace di rischiare; o più semplicemente non ci sarebbe stato un padre mai nato a cui dedicare questa lettera.
Non posso dire cosa ci siamo persi entrambi, perché la storia e il finale del libro che stiamo scrivendo è una conseguenza della nostra reciproca mancanza. Tuttavia oggi mi domando come sarebbe stato per te se tu avessi avuto me.
Ma la risposta la so da sempre: saresti semplicemente nato.
Scritto da: Pikadilly


Data: 19 Mar, 2012 Ore: 1:50 pm
letta tutto d’un fiato … stupenda!!!!
Data: 19 Mar, 2012 Ore: 2:22 pm
Sei una persona stupenda. Sei meravigliosa. E sei una grande!
Data: 19 Mar, 2012 Ore: 2:34 pm
Grazie, ragazze. :*:*
Data: 19 Mar, 2012 Ore: 3:09 pm
Veramente stupenda, grande Pika!!!!
Data: 20 Mar, 2012 Ore: 12:39 pm
una lettera così gli scatenerebbe rimpianto di non esser mai nato, se solo la leggesse :* sei GRANDE…non so che altre parole usare.
Data: 20 Mar, 2012 Ore: 6:30 pm
Grazie grazie grazie. L’ho detto “grazie”? :*
Data: 07 Apr, 2012 Ore: 10:34 pm
Bellissima!
Lui almeno legge il blog o continua a passare oltre?
Bah, s’è perso una figlia come te, ha perso tutto
P.S. Scusa l’assenza, ho rotture di parenti serpenti (pasquetta possibile intossicatura) ma non ti ho dimenticata
Ciao :*
Data: 27 May, 2012 Ore: 7:58 pm
Grazie, Recenso. :*
Continua a passare oltre, manco mi riconosce per strada, sicché.
Ha perso tanti guai, quello è sicuro.
Nemmeno io ti ho dimenticata, impossibile, Recenso nazionale non si dimentica.
Data: 30 Jul, 2012 Ore: 9:55 pm
Brividi.
Non ho altro da aggiungere :*
Data: 31 Jul, 2012 Ore: 11:48 am
stupenda… scrivi meravigliosamente e mi lasci senza parole…
Data: 17 Aug, 2012 Ore: 7:45 pm
Grazie ad entrambi. ^^
Data: 10 Nov, 2012 Ore: 2:11 am
Molto, molto perfetta! So cosa intendi con queste tue parole. E le sensazioni che ne scaturiscono…vetri rotti sulle labbra e la gola piena di carta!
Un saluto e un abbraccio
Data: 10 Nov, 2012 Ore: 9:24 pm
Esatto.
Abbraccio ricambiatissimo. :*
Data: 11 Feb, 2013 Ore: 11:52 am
Muito bonito. Gostei. É um modo de ajudar outros a refletir a vida, como dom de Deus.
Ele era sempre onde voçê estava para andar a casa.
Muito obrigada,
Josefina