Cosa?

16
Jan
2010

PikadllyMi piace scrivere.
Questa affermazione, però, non vuol dire “ah, sono una scrittrice” o “io so scrivere”. Mi piace, ma saperlo fare è un’altra cosa. Io scrivo. Male. Bene. Accettabile. Scrivo.

“Scrivi troppo” diceva la mia professoressa d’Italiano mentre mi riconsegnava racconti che nemmeno leggeva.
“Scrivi troppo” mi dicono gli amici che leggono i miei blog.
Io scrivo quanto basta per me. Quando mi stufo di leggere quello che ho scritto smetto di scrivere.

E poi c’è lei, la punteggiatura: il punto, i doppi punti, le virgolette, la virgola. Ecco, la virgola. Parliamone.
La virgola va messa…dove? Qui va bene? No, spostala un po’ più a destra…o forse è meglio a sinistra?
Questa virgola che esalta il senso della frase, lo ridefinisce, lo rende vivo. Questa virgola che a volte cade prima di inciampare.

La virgola -una macchietta quasi invisibile, ma terribilmente presuntuosa- da sola riesce a farmi mettere in dubbio la mia già claudicante capacità di scrivere. Virgola vs Pikadilly: match ancora in corso.

Ho creato questo blog per imparare a scrivere, per imparare ad usare la punteggiatura, per sciogliere qualsiasi ambiguità sull’uso di quella sbeffeggiante verga, per imparare a leggere e a capire, ad osservare a descrivere, per imparare il significato di parole cadute in disuso e quelle che stanno conquistando la bocca e la penna di molti italiani.

Giovannino GuareschiL’ho costruito pensando anche allo scrittore-osservatore che più amo: Giovannino Guareschi.

Se è vero il detto “mostrare è meglio che dire”, è anche vero che osservare è meglio che lasciarsi raccontare. Guareschi, prima di essere scrittore, fu un osservatore. E non smise mai di esserlo. Aveva quella capacità di usare gli occhi prima delle orecchie: non si lasciava sedurre dalle parole, da ciò che viene semplicemente detto, dalla più potente arma che l’uomo ha per mentire e imbrogliare, no, lui osservava e osservava e osservava.

Io ho smesso di osservare quando mi sono lasciata condizionare dal dovere sociale che nega agli occhi di osservare più del dovuto. Rischiavo di rimanere sola. Ero piccola e piena di paura.

Chi decide di osservare è colui che dà alle parole il peso di una piuma e ai fatti il peso di un elefante.

Ora, dopo dieci anni, ho deciso di togliere i filtri e di ricominciare ad osservare senza giudicare, a sentire con gli occhi le parole del corpo e degli eventi. Lasciarmi ingannare solo dai fatti, non dalle mie parole, non dalle definizioni, non dai significati. Ho deciso anche di tornare a scrivere esaltando, nel limite delle mie possibilità, proprio le parole dalle quali non devo lasciarmi sopraffare.

Eccolo, il contrasto, il conflitto del protagonista: amore per l’osservazione e, allo stesso tempo, quello per le parole, manipoli di lettere che è costretto ad usare per mostrare ciò che osserva.

Riuscirò a mostrare senza dire e a dire mostrando?
Chi lo sa.

;)

Torna Su