Sosta in riva al mare

1
Jun
2010

Giovannino Guareschi“Ragazza mia”, disse una voce alle mie spalle.
Mi voltai e vidi lui: Giovannino.
Non so cosa ci facesse uno così in riva al mare.
Speravo di incontrarlo, ma non avrei mai immaginato che sarebbe venuto fin qui.

Mi guardava in silenzio. Sotto i baffi il sorriso spintonava le guance per farsi largo e raggiungermi prima di ogni parola.
Volli strappare io quella quiete:
“Lei non dovrebbe essere qui.”
“Perché mi dài del Lei? Ci conosciamo da così tanto tempo che se non fosse per gli anni, saremmo coetanei. E poi nemmeno tu dovresti essere qui”, rispose prendendo posto su un masso piantato nella sabbia.
Ridedicai i miei occhi al mare, convinta che quella voce sarebbe stata portata via dal rumore delle onde.

“Io non ho altro da fare che guardare il mare”, dissi tra me e me, come se dovessi comunque rispondere alla sua implicita domanda.
“Potresti scrivere.”
Mi accorsi in quel momento di un pascolo volante, piccole pecorelle di fumo che correvano verso l’orizzonte per evaporare poi a pochi metri dalla schiuma. Le onde non avevano silenziato la mia immaginazione, quindi la incitai di nuovo:
“No, scrivere è il suo mestiere, Giovannino, non il mio. Io non vado bene per scrivere”, dissi cercando di non farmi acchiappare dall’acqua fattasi più audace.
“Forse nemmeno io vado bene per scrivere, è la scrittura che va bene per me. Scrivere non è tanto diverso da un vestito. Lo indossi, vedi se ti sta bene e se i pantaloni sono troppo lunghi li fai accorciare, se no cambi vestito. Quando trovi quello che ti calza, ti senti un po’ cambiato anche tu, ed è lì che si diventa scrittori: quando sia il vestito sia chi lo indossa vanno d’accordo.”
Mi voltai di nuovo per vedere le sue parole cavalcare le pecorelle di fumo, poi feci planare gli occhi sui suoi abiti. Lui se ne accorse:
“Ah, non guardare come sono conciato oggi. Mi hai chiamato mentre sistemavo l’orto.”
Ridemmo insieme, entrambi sapevamo che quando Giovannino fa qualcosa che non sia scrivere, vuol dire che sta scrivendo e bisogna lasciarlo in pace.
“Mi dispiace, non volevo disturbarla”, miagolai rammaricata.
“Ah, non ti preoccupare, stavo controllando la punteggiatura. Una noia.”
Il mare mi chiamò di nuovo e io non seppi ignorarlo.

Mordendomi le labbra dissi:
“Se solo avessi la sua ironia…”
“L’ironia del mare?” domandò lui.
“No, la sua di Lei, Giovannino.”
“Ecco perché ti dico di darmi del tu, si evitano fraintendimenti. La mia ironia non ti serve, hai già la tua.”
“La mia non fa ridere”, dissi vergognandomi un po’.
“Non è il lavoro dell’ironia far ridere, semmai deve far riflettere. Una barzelletta ha il compito di far ridere. Il mestiere dell’ironia è mostrare semplicemente la verità: è la verità ad essere ironica. Tu devi solo osservare qual è la verità e raccontarla in modo che tutti, o quasi, la capiscano.”
“Non credo che adesso questo funzioni.”
Si alzò dal masso e si avvicinò evitando anche lui di farsi acchiappare dal mare.
Era poco più alto di me, i suoi baffi sembravano meno folti in foto, ma era proprio lui, potevo sentire il profumo di paese e vederlo bere un bicchiere di vino nel suo bar insieme agli amici.
Aveva dimorato nelle mani un sasso.
“Guarda”, mi disse, e alzando il braccio lanciò il sasso in acqua. Plof, il mare, come un uccellino affamato, inghiottì il sasso.
“Hai visto?”
“Sì, ma… che c’entra?”
“C’entra, ragazza mia, osserva”, indicò un gruppo di persone che passeggiavano in lontananza.

“UN SASSO HA BUCATO IL MARE!” urlò all’improvviso, e tutti si voltarono allarmati verso il mare. C’era chi si domandava dove?come?quando? e chi, per giunta, urlava: “Salvatelo!”
Tuonai con una risata che sembrava non mia, eppure ero io e ci volle un po’ prima di farmi tornare seria.
Ripresa la ragione, i miei dubbi non s’erano sgonfiati. Poi qualcosa mi cadde su un piede e avvertii un gran male.
Era un altro sasso, lasciato cadere da Giovannino.
“Ahi! Ma…”
“Scusami, per il mio esempio serviva il tuo piede.”
“Fa male!” feci io alzando il piede per poterlo massaggiare.
“Lo so, anche questa è verità. Una verità che tu non vorresti sapere né provare.”
Saltellai un pochino, poi mi abbassai per controllare meglio la situazione a nord del mio piede. Giovannino mi imitò, e guardandomi negli occhi disse:
“Quella del sasso nel mare è una verità che tu hai voluto osservare perché non toccava te, e ti ha fatto ridere, invece questa…”
Sorrise mentre indicava il mio piede.
“Ci sono verità che le persone non vogliono osservare, anche se non sono i loro piedi ad essere colpiti dal sasso. Molti non si prendono nemmeno la responsabilità della propria cecità, così accusano l’ironico di fare battute che non fanno ridere.”
Ricordai all’improvviso i tanti cartelliri rossi ricevuti, gli ammonimenti che mi facevano sentire sbagliata. E sbagliato era anche ciò che scrivevo.
Compresi il discorso della verità e fu come se all’improvviso il mare si fosse aperto per lasciarci passare, poi però tornai sulla spiaggia e affermai:
“Sì, ma nel dolore del mio piede non ci vedo niente di ironico”.
Lui, come se si aspettasse questa affermazione, rispose:
“Non è colpa mia se ti fa male il piede, è colpa del sasso che non ha avuto la creanza di cadere dove io lo avevo lasciato andare.”
Sorrisi e finalmente scorsi il visino allegro dell’ironia anche in quel dolore.
Mi alzai lasciando Giovannino accovacciato ad osservare il mare, sembrava che trovasse finalmente allo stesso livello del grande blu.
“All’ironia il compito di mostrare la verità, a te di raccontarla in modo da farla risultare meno salata.”
Mi sembrava di averlo sempre saputo.
“Potrò mai scrivere come Lei?”
Si alzò, mi poggiò una mano sulla spalla e vidi di nuovo quei baffoni di campagna spingere i suoi zigomi verso l’alto:
“Come Lei non lo so, come te sicuramente.”
“Sì…”, risposi, sorridendo a mia volta e affidando le guance ad un paio di lacrime scappate al mio autocontrollo.

“Bene, io vado, chiamami quando hai bisogno.” Poi, voltandosi verso il mare, disse: “Mi piace questo mare, è grande e forte. Ha coperto subito il buco lasciato dal sasso. Se fosse stata terra, avrebbe impiegato più tempo a richiudersi, ma forse è per questo che esistono le vanghe e le braccia per vangare, no?”

“Sì, credo di sì”, risposi mentre lui si avvinava ad una barca sdraiata a faccia in giù sulla spiaggia.
“Ah, un’ultima cosa. Per scrivere non hai bisogno di carta e penna o di quelle cose che usate voi giovani di adesso, ti bastano questi” e indicò i suoi occhi.
Come era comparso sparì,  portandosi via le mie domande e i suoi grandi baffi.

Mi destai da quel momento, il piede non mi faceva più male, anzi, sembrava non aver mai ricevuto alcun sasso sulla testa.


A Giovannino Guareschi

Scritto da: Pikadilly

Sono una Web smanettona che soffre di Guareschite acuta e di una forte librodipendenza. Disintossicarmi è impossibile, così cerco le mie dosi di libri passando tre quarti della mia vita a tempo libero sniffando parole e storie. La biblioteca è il mio harem, le librerie le mie spacciatrici legalizzate. Insomma, voglio morire di lettura.

4 Commenti per “Sosta in riva al mare”

  1. #1
    Commento di: Marina
    Data: 01 Jun, 2010 Ore: 8:01 pm

    Ciao Pika. Sono rimasta piacevolmente sorpresa: non avevo mai cliccato sul link che portava a questo angolino accogliente e per questo mi mangio le mani. Complimenti, scrivi veramente bene e Guareschi di sicuro sarà contento di leggere questo racconto (in qualsiasi posto si trovi ora).
    Continua così!

    Reply  |  Quote
  2. #2
    Commento di: Pikadilly
    Data: 02 Jun, 2010 Ore: 10:57 am

    Marina, il tuo commento mi commuove e ti ringazio di averlo lasciato. ;)

    Lui per me è il mito assoluto, non saprei nemmeno spiegare quanto io lo ammiri, sarebbe veramente un sogno raggiungere i suoi livelli di ironia. ;)

    Grazie di nuovo. ;)

    Reply  |  Quote
  3. #3
    Commento di: vale
    Data: 02 Jun, 2010 Ore: 3:59 pm

    “Scrivere non è tanto diverso da un vestito. Lo indossi, vedi se ti sta bene e se i pantaloni sono troppo lunghi li fai accorciare, se no cambi vestito. Quando trovi quello che ti calza, ti senti un po’ cambiato anche tu, ed è lì che si diventa scrittori: quando sia il vestito sia chi lo indossa vanno d’accordo.”
    Una delle definizioni di scrittura più belle che abbia letto. Complimenti Pika! Anche se ci saranno giorni in cui sentirai di non avere le parole giuste e di aver completamente perso l’ispirazione, rileggiti questa pagina e sii fiera del tuo piccolo-grande talento.
    Un abbraccio

    Reply  |  Quote
  4. #4
    Commento di: Pikadilly
    Data: 03 Jun, 2010 Ore: 5:54 pm

    @Vale

    Addirittura? Questi commenti mi fanno…ecco…ora non ho parole. :D
    Grazie mille, veramente, non credo di meritarmi tanto. ;)

    Reply  |  Quote
Lascia un commento

Puoi usare i tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Torna Su