Il gioco delle coppie
Questo giochino l’ho inventato per disintossicarmi ulteriormente dal vizio del cliché.
Non me ne prendo il merito, sicuramente già qualcun altro ci avrà pensato prima di me, ma visto che ignoro completamente i suoi natali, mi autoproclamo madre di questo gioco.
Il gioco delle coppie non prevede né incontri tra sconosciuti né faccende di scambisti, bensì è un piccolo trucchettino per utilizzare alcune parole al di fuori del loro significato natìo.
E’ facile. Il marito lo interpreta il sentimento (o lato catatteriale, o situazione, ecc.), la moglie la è interpretata dalla parola.
Lo so, nemmeno io ho capito quello che ho scritto, meglio che passi all’esempio pratico.
Scelgo il marito: la tristezza.
Apro il dizionario, punto il dito e scorro i vari vocaboli finché non trovo un sostantivo. (Non è limitato ai sostantivi, comunque per ora è preferibile iniziare con quelli.)
La parola che ho trovato è sigaretta.
Marito: tristezza.
Moglie: sigaretta
Adesso interrogo la mia massa pensante e comincio a cercare delle similitudini o delle metafore che possano contenere questa parola ( o che comunque abbiano con lei un legame), il tutto deve poi riuscire a mostrare il sentimento (emozione, situazione, stato di cose, ecc.) che ho scelto disossato dal malefico cliché.
Esempio:
- Mi sento come un mozzicone di sigaretta gettato via, vivo passivo vicino a qualche tombino, aspettando che la pioggia mi faccia cadere nelle fogne. Un tempo qualcuno ebbe bisogno di me, ora non più. (= dimostra la tristezza di rimanere da soli)
Il dizionario dei cliché
Il dizionario dei cliché è un piccolo raccoglitore di frasi e termini stantii che necessitano di essere abbandonati a favore di espressioni più originali e meno inflazionate.
Insomma, piccoli suggerimenti per coloro che si sono resi conto di essere clichédipendenti e vogliono disintossicarsi dal già sentito.
I cliché ammazzano la letteratura e urticano il lettore che in un libro cerca qualcosa che va al di là di ciò che potrebbe tranquillamente scrivere lui.
Anche io sono capace di scrivere “faccia da poker” -che figata, so scrivere!!!-, ma con questa espressione ho detto solo una cosa già sentita, non spiega la reale mimica facciale di chi assume la faccia da poker, non la mostra, anzi, la nasconde: molti potrebbero non sapere cosa sia una faccia da poker.
Questa cosa l’ho capita grazie alla terapia d’osservazione che sto applicando per risolvere le mie emetofobiche questioni.
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Vabbe’, la dico tutta: me la insegnata il mio terapista (anche conosciuto come il Dr House).
La prima volta che gli ho detto “ho l’ansia”, lui mi ha guardata come se stessi mandando baci ad una foto di Bin Laden.
Credevo mi volesse sbudellare.
Alla fine mi ha invitato a dimenticare termini generici come “ansia”, “panico”, “paura”, “tristezza”, ecc. Non solo, anche la parola “emetofobia” doveva essere cancellata dal mio dizionario. Con tutto quello che avevo fatto per trovare un nome alla mia paura, quella richiesta mi sembrava quantomai ingiustificata. E invece si è rivelata la più efficace, anche se devo ammettere di non averla abbandonata completamente…shhh, che non si sappia in giro. ![]()
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