Il gioco delle coppie
Questo giochino l’ho inventato per disintossicarmi ulteriormente dal vizio del cliché.
Non me ne prendo il merito, sicuramente già qualcun altro ci avrà pensato prima di me, ma visto che ignoro completamente i suoi natali, mi autoproclamo madre di questo gioco.
Il gioco delle coppie non prevede né incontri tra sconosciuti né faccende di scambisti, bensì è un piccolo trucchettino per utilizzare alcune parole al di fuori del loro significato natìo.
E’ facile. Il marito lo interpreta il sentimento (o lato catatteriale, o situazione, ecc.), la moglie la è interpretata dalla parola.
Lo so, nemmeno io ho capito quello che ho scritto, meglio che passi all’esempio pratico.
Scelgo il marito: la tristezza.
Apro il dizionario, punto il dito e scorro i vari vocaboli finché non trovo un sostantivo. (Non è limitato ai sostantivi, comunque per ora è preferibile iniziare con quelli.)
La parola che ho trovato è sigaretta.
Marito: tristezza.
Moglie: sigaretta
Adesso interrogo la mia massa pensante e comincio a cercare delle similitudini o delle metafore che possano contenere questa parola ( o che comunque abbiano con lei un legame), il tutto deve poi riuscire a mostrare il sentimento (emozione, situazione, stato di cose, ecc.) che ho scelto disossato dal malefico cliché.
Esempio:
- Mi sento come un mozzicone di sigaretta gettato via, vivo passivo vicino a qualche tombino, aspettando che la pioggia mi faccia cadere nelle fogne. Un tempo qualcuno ebbe bisogno di me, ora non più. (= dimostra la tristezza di rimanere da soli)
Osservazioni di una lettrice qualunque
Pika, no, un altro blog?
Sì, un altro blog.
Perché gli scrittori possono scrivere un libro all’anno e io non posso aprire un blog all’anno?
Uno, nessuno e centomila blog. Avrebbe detto Pirandello.
Questa volta è diverso. Direbbe Becky Bloomwood.
Lo so cosa stanno pensando i talebani della letteratura: questa pazza mischia il caviale (Pirandello) con le uova di gallina (Sophie Kinsella).
E sapete cosa penso io? Che apro questo blog proprio per parlare sia di letteratura a cinque stelle sia di quella da pollaio, senza troppi intellettualismi, privandomi così della rogna di dire ciò che vale o non vale la pena di leggere.
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