Video: Spock – E.T.
In questo momento scrivo comandata da una delle mie personalità dodicenni, tenetene conto per eventuali insulti o prese per il bottom.
Una settimana fa, ho sentito per la prima volta la canzone “E.T.” di nostra signora Katy Perry e non ho proprio potuto fare a meno di pensare subito a orecchiepizzute Spock.
Così, intenzionata a non spenderci mezza vita, ho deciso di farci un video.
Seee, te piacerebbe, m’ha detto Windows Movie Maker. Infatti sono stata numero tre giorni a litigare con quello stramaledettissimo videoeditor per Teletubbies, perché se osavo modificare i fotogrammi verso la fine, mi si sbudellavano quelli all’inizio; se non toccavo nulla, sbudellava ogni cosa; se toccavo tutto era capace di non sbudellare, ma di salvare sbudellando. Insomma, alla fine l’ho mandato a fanchiù con tutte le mie riserve di odio e mi sono fatta consigliare dagli amici di social, approndando così a Pinnacle.
Apriti cielo.
Con Pinnacle ho fatto in un’ora ciò che con WMM stavo per fare in una settimana. ![]()
Il risultato non è il massimo, voglio dire, è il mio primo – e forse anche ultimo – video, oltretutto non ho avuto a disposizione tutte le scene che volevo inserire, però va bene così: l’importante era soddisfare la fregola della trekker dodicenne che è in me.
Lui, Spock, ci sta proprio bene seduto su questa canzone.
Buona visione e mi raccomando, siate clementi.
Buona fortuna, Spock…
“Essere una foglia senza albero che cammina in mezzo agli alberi degli altri.
Non trovare mai un luogo da chiamare casa o uno specchio dove vedere una sola e nitida immagine. Una, cento, mille, un milione di alberi e foglie possibili. Ma qual è quella giusta? La casa in cui starai bene, la foglia che più ti assomiglia?
Ti chiedi costantemente dov’è la finestra dalla quale puoi appoggiarti per osservare l’universo, semplicemente, senza doverlo conoscere tutto per trovare un te stesso definitivo, un te stesso da non tornare indietro.
Camminare lungo qualche via che non è mai la tua, dove non ci sei mai tu, ma solo una delle tue metà.
Un mezzo questo e un mezzo quello, sacrificabile per salvare chi un ramo fisso al quale tornare lo ha sempre avuto. Dopotutto non c’è un posto da lasciare vuoto dove scrivere “Questa era la casa di una grande foglia. Lui era una grande foglia”. Nemmeno tu sai l’indirizzo di casa tua né sai scrivere il nome sul campanello.
E per primo ti fai avanti quando l’ignoto ha bisogno di diventare noto, mentre senti la più debole onda del mare cancellare le tue impronte. Allora ti scegli da solo perché l’ignoto è forse l’unica cosa certa della tua vita. Mentre gli altri ti guardano andar via attaccati ai loro solidi rami, ti senti felice nel vedere proprio là, nel buio, la foglia e l’albero unirsi e diventare un unico te.”
Buona fortuna, Spock… è la frase pronunciata dal Dr McCoy quando Spock parte con un capsula alla scoperta di una forma di vita aliena che minaccia la galassia nella puntata “La Galassia in pericolo” (The Immunity Syndrome), ovviamente nella serie originale (TOS) di Star Trek.
Il capitano Kirk deve decidere chi tra Spock e McCoy è il più adatto ad affrontare una missione fisicamente e psicologicamente pericolosa come questa. Alla fine sceglie il vulcaniano proprio per la sua struttra fisica e mentale.
Spock, prima di essere scelto da Kirk, si sceglie da solo, come sempre, come tutte le persone che stanno nel mezzo e si sentono sacrificabili, anche se naturalmente Spock si propone seguendo la sua logica.
Le nemiche della pace
L’attesa per Spock è stata lunga, ma ora ha tra le mani l’ordine della Federazione sul destino della psicopatica Jedi che lo perseguita. Il suo desiderio di mollarla sul primo pianeta semiabitabile incontrato dall’Enterprise non potrà essere esaudito. Kirk, invece, è felice di averla ufficialmente a bordo e decide di presentare la ragazza ponte per ponte.


